Il filo della memoria

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La scoperta dell'elettrone

Visita alla Saras

Cagliari sotto le bombe, mosaico di memorie

Racconto: "Il particolare"
Alberto Vacca (classe 5G)
L'associazione culturale Needream con il concorso "Racconti di un inverno studentesco", rivolto agli studenti liceali della nostra città, ha invitato gli stessi a comporre una breve opera di fantasia. Tra i tanti racconti pervenuti ne è stato scelto, tra gli altri, uno di un nostro studente, che lo vedrà pubblicato nella miscellanea a cura della stessa associazione.

 

Il particolare

Sul quadro era rappresentata una figura umana stilizzata, completamente rossa. All'altezza del collo la tela aveva un taglio orizzontale netto.
La donna picchiettava sul tavolo con le dita, l'artista, seduto di fronte, guardava il lavoro alla sua destra. Infine, si voltò.

-Conosce Pollock?

L'artista soffiò il fumo della sigaretta verso l'alto. Lo sguardo della donna gli sembrava annoiato.
-È un russo?
Un colpo di tosse lo colse a metà del tiro: Come si poteva...
Lanciò alla donna uno sguardo gelido.
-Jackson Pollock -aveva rimarcato ogni sillaba del nome- è uno dei maggiori esponenti dell'informale.
La donna si poggiò sullo schienale della sedia.
-Dato che non conoscevo Pollock - disse con un'insopportabile aria divertita- credo non sia cosi grave la mia totale ignoranza sul significato di "informale".
L'aveva spazientito. Il mozzicone della prima sigaretta non era ancora finito nel posacenere che già un filo di fumo usciva dalla seconda che aveva acceso. Doveva calmarsi.

-Sì, mi pare logico, ho già perdonato la sua ignoranza. L'informale è quel movimento artistico della seconda metà del '900 che non trova nell'opera compiuta la sua vetta artistica ma nella sua realizzazione. L'atto diventa arte, non più il risultato. Pollock schizzava vernice sulla tela, Fontana invece vi praticava tagli. È la poetica dell'azione. Vede, la mia arte ha come fine il bene dell'uomo. In questa società dove abbiamo rinunciato all'azione, ci siamo venduti al mercato e al potere, dove non decidiamo più con la nostra testa e siamo incapaci di trovare il benché minimo spiritualismo, l'unico modo per ribellarci è spingere la gente all'azione, a ritrovare quello spirito vitale e selvaggio che ci permette di cambiare il mondo. Come dice Nietzsche: l'uomo deve ritrovare il suo spirito dionisiaco. Come gli ominidi di 2001: odissea nello spazio, ma non in una dimensione materialista dell'esistenza, perché questa è già troppo presente, ma ritrovando una spiritualità che completi l'uomo. Dopo queste premesse posso spiegare la mia opera.

Ancora una volta la donna lo guardò perplessa. -La sua opera?
-Certo, non si era resa conto di trovarsi di fronte a un'opera d'arte?
La donna rispose, dura.
-No, non me ne ero resa conto.
Il fumo della sigaretta fu soffiato ancora una volta verso l'alto.

-Si vede che lei non ha la sensibilità per capire l'arte. È una cosa per pochi eletti. La nuova arte deve spingere l'uomo all'azione, come le ho spiegato, ma non all'azione animale e incontrollata, che costringe l'uomo solo a soddisfare i suoi bisogni, bensì a una che derivi da una spiritualità che è controllo, ragione, ma che non si chiuda nella contemplazione passiva. Questa spiritualità non può perciò essere spiegata dall'astrattismo, ma lo deve superare, perché essa è legata all'azione, è ragione che dà potere!

La donna lo guardava con occhi sgranati.
-Lei ha fatto cinque anni di kendo.
Un tentativo di cambiare discorso, era ovvio. Quella poveretta non stava capendo nulla.
-Certo, e le spiegherò anche perché. Mia nipote una volta mi ha trascinato a vedere uno stage di questa arte marziale. Non tanto i combattimenti quanto i movimenti controllati e precisi del maestro mi incantarono. Nella loro semplice simmetria c'era un potere immenso, la capacità di controllo su se stessi e di azione all'esterno. Fui fulminato. Essi richiamavano a una spiritualità agente, come quella che ricercavo io! Mi iscrissi al corso, riuscendo a raggiungere quella pulizia estetica che mi serviva per completare la mia opera. Infatti questa doveva essere sì azione, scandalo, distruzione dei falsi valori, ma anche momento di riflessione.

Era entusiasta di esporre il suo pensiero, e chi non lo sarebbe stato! Aveva creato un'opera stupenda, e alla donna non interessava. Sembrava invece stanca di ascoltarlo.
La sua interlocutrice poggiò i gomiti sul tavolo, per portare il viso più vicino al suo.
-Parli del fatto- disse gelida.

Non capiva proprio niente! La guardò con superiorità, come si meritava.
-Quello che lei chiama "fatto" è la realizzazione della mia opera, ed è magnifica. Dovevo rappresentare la distruzione dei valori consumistici con un lavoro epico. Ho cercato il soggetto, ossia Giovanni Littera, un palestrato di ventun anni. La sua vita è un concentrato di inutilità: figlio di un imprenditore edile pieno di soldi, ha abbandonato la scuola in seconda superiore, dopo essere stato bocciato tre volte. Mercedes fiammante, vestiti griffati, ma disoccupato. L'ho contattato e gli ho chiesto se dietro pagamento poteva fare da modello per la mia opera. Ha accettato entusiasta, e ci siamo dati appuntamento alle sette di sera di martedì 15 gennaio nel mio studio. Gli ho spiegato che doveva mettersi seduto dandomi le spalle (per rappresentare meglio il totale disinteresse del nostro tempo per qualsiasi cosa) e ho cominciato a dipingere, alternando all'attività momenti in cui il mio pennello non toccava la tela e io camminavo adagio. I momenti duravano quarantacinque secondi, precisi, e Giovanni si era ormai abituato a questa mia stravaganza. Tutta la realizzazione era filmata per mantenere non solo la materia ma anche l'azione. Il quadro era quasi finito, la rappresentazione schematica dell'uomo, con la vernice rossa della figura ancora grondante, era ormai terminata e perfetta, mancava solo il particolare più importante. Avevo acquistato, rinunciando a una macchina nuova, una katana giapponese originale. La impugnai, tendendo il mio corpo come mi ero allenato a fare nel dojo. Anni di preparazione si sarebbero esplicati in quel gesto. La mia mente era pronta, alzai la katana dal manico rosso fuoco e diedi un fendente laterale. La pulizia del gesto è paragonabile solo a un Concetto spaziale di Lucio Fontana, la traiettoria un semicerchio perfetto, non perturbato neanche dalla consistenza del bersaglio. La spada si macchiò di rosso e il taglio che ne risultò era magnifico, preciso e netto, in grado di rappresentare al meglio l'azione umana.
L'unica cosa che non mi piacque fu il rumore della testa che cadeva a terra, ma le telecamere non avevano audio, per fortuna.

Ora la faccia della donna non tradiva emozioni. Lo sguardo dell'ispettrice Carla Spanu era fisso su quello di Efisio Locci.

Si era aspettato una reazione isterica, di sentirsi dare del mostro, ma non avvenne. Dopo tutto non era quell'ignorante che aveva creduto. Forse poteva finire di descriverle il suo capolavoro.

-A questo punto la mia opera era quasi conclusa. Con un bisturi incisi la tela creando un taglio orizzontale. Per correttezza avrei dovuto lasciare la testa nella stessa posizione, come l'azione immediata aveva plasmato l'opera, ma vede, la luce sul viso dell'uomo non era perfetta, l'ho girata di novanta gradi per rendere l'opera godibile. Lei capisce.
-Naturale- disse la donna -siamo uomini, non bestie.
-Certo! Vedo che finalmente il suo animo si predispone alla comprensione! Vede, l'arte è fatta per il bene dell'uomo, per elevarne l'animo, colorarne l'esistenza. Se questo risultato non viene raggiunto, essa è inutile. Lo spettatore che entra nella stanza si trova spaesato: sulla tela la figura rossa ha un taglio orizzontale, simmetria con il taglio sul corpo, e il colore accentua questo effetto. Sembra che dalla tela sia derivata tutta la scena davanti a essa. Il potere dello spirito interno che esce e agisce.
Il tutto documentato dalla telecamera: il filmato l'ho messo a disposizione su internet e tutti potranno vedere la mia genialità. Capisce la mia azione? Fin dalla prima volta in cui ho pensato al mio capolavoro, ho capito che non potevo fare a meno di realizzarlo, l'Arte, vede, l'Arte mi chiamava, io ne ero prigioniero, e ogni altra considerazione passò in secondo piano.

La donna sospirò.

Magari era sveglia, ma non poteva pretendere che capisse al volo, pensò l'artista . La gente comune non capisce l'arte. Si rilassò sulla sedia, e l'ispettrice fece altrettanto.

-Una cosa ancora non mi è chiara: lei ha detto che l'arte è fatta per migliorare la vita dell'uomo. Sarei curiosa di sapere come si fa a migliorare la vita dell'uomo distruggendola.

Sì, era proprio sveglia. Non si era aspettato quella domanda, ma tutte le volte che qualcuno gli poneva un quesito inaspettato la risposta arrivava.
Non quella volta però. La risposta non esisteva nella sua testa.
Un dubbio lo assalì.
Forse aveva sbagliato qualcosa.

Alberto Vacca (VG)